Lettera Di Un Genero per il Paradiso

lunga, riportata integralmente da un post su Facebook

Caro Giovanni, te ne sei andato davvero troppo presto. Avevamo ancora tante cose da fare insieme.

Sai, volevamo andare una volta a pescare con il tuo nipotino: lo sai che a casa vuole costruire sempre una canna da pesca come quella del nonno… non siamo riusciti ad organizzare per tempo. Ti ricordi? Dovevamo andare a settembre, quando la temperatura sarebbe stata più fresca… Questo mi fa pensare al fatto che bisogna sempre prendere le occasioni al volo, appena ti capitano. Perchè potrebbe non esserci più quella possibilità, e allora ti accorgi che ti sei perso qualcosa…

In questi momenti affiorano tanti ricordi, succede sempre così. Mi hai accolto come l’ultimo arrivato nella tua famiglia… finalmente l’ultima tua figlia ti ha portato un fidanzato in casa. Da lì a un anno l’avrebbe sposata, e ti avrebbe dato dei nipotini. Mi ricordo quando ero a casa vostra a pranzo, a fine pasto mi offrivi sempre metà frutto, metà mela o pesca… non ho mai capito se lo facevi perchè per te era troppa, oppure perchè volevi condividere… la seconda, ora che ci penso.

Mi ricordo come avevamo cominciato a “smezzare” la bustina di zucchero per il caffè: io ne mettevo metà, e tu prendevi il resto.

Mi ricordo quando preparavi quelle focacce farcite con prosciutto o mortadella con il pomodoro tagliato… ti chiedevo: “Ma dove l’hai presa una focaccia così buona?”. Tu rispondevi: “Me l’ha data un mio amico…”, oppure: “Eh, l’ho presa giù, da Testona…”. Insomma, ancora adesso non so dove prendevi ‘sta benedetta focaccia… Fortunatamente, una delle ultime volte che stavi bene, mi hai accompagnato dal contadino da cui prendevi la frutta: ovviamente mi hai presentato a tutti come “il tuo genero”.. così la prossima volta lo sanno e ti danno la frutta buona… già, perchè conoscevi tutti davvero… la chiesa era strapiena di amici venuti per salutarti l’ultima volta, come un personaggio famoso, incredibile, no? Te lo saresti mai immaginato? Scommetto che da lassù hai allargato le braccia, fatto quell’espressione che facevi sempre quando eri stupito, e magari hai detto: “Ma io non ho fatto niente di speciale…”.

Mi raccontavi che al sabato, dopo una settimana di lavoro pesante in cantiere, andavi a fare dei lavoretti nelle ville della collina torinese, sistemavi il giardino, riparavi qualcosa che si era rotto, tinteggiavi quelle ville di chi poteva permettersi una villa in collina… e così facendo hai portato avanti una famiglia di 5 persone, certo, c’era anche lo stipendio di tua moglie, ma non era facile mantenere una famiglia così numerosa facendo lavori semplici… anche a quei tempi non era facile… però ce l’hai fatta. E quando sei passato davanti a quella che è stata la tua casa, hai visto il cartello in vendita, sei andato a vederla, e l’hai presa subito… senza farti troppe domande. Quella era la casa che poteva andare bene per la tua famiglia. Hai chiamato tua moglie, gliel’hai fatta vedere e via… trasloco e finalmente si aveva una stanza in più: le tue tre figlie in una stanza, un bagno. E pensare che adesso se non hai due bagni, le case non le consideri nemmeno…

Ti ricordi che, sempre quando andavamo a mangiare da voi, facevamo il riposino nella stessa stanza? C’era il tuo nipotino nel suo lettino, tu sulla poltrona, ed io sul divano… i tre maschi della famiglia che russavano allegramente… era quasi un rito. Poi ci si svegliava, e c’era il caffè per tutti già pronto… ovviamente smezzando la solita bustina di zucchero. Poi tiravi fuori il melone, poi c’erano le paste… e si facevano allegramente le sei di sera…

Mi ricordo che anche dopo il nostro matrimonio mi salutavi stringendomi la mano, una cosa che mi ha fatto sempre pensare, ma non mi offendeva assolutamente. Uomo siciliano è uomo d’onore… tutto d’un pezzo, non ci si abbraccia… mi ricordo la tua mano così grossa e ruvida, un po’ come quella di mio nonno… ci siamo dati una stretta di mano anche in ospedale, l’ultima stretta di mano.

Mi ricordavi proprio mio nonno, con la passione dell’orto e della costruzione fai-da-te. Riuscivi a far crescere qualsiasi tipo di verdura o frutta su qualsiasi terreno… e quando hai scoperto che mi piaceva il piccante, alè! Mi davi da portare a casa un vasetto di olio con il tuo peperoncino, che aveva un aroma spettacolare. Ti eri costruito la cantina soppalcata, per usare ogni singolo metro di spazio, con la scaletta in legno. In casa avevi ricavato un locale lavanderia per la lavatrice, anch’esso tutto soppalcato, e un ripostiglio con scaffalature fatte da te, dove tenere le bottiglie di vino e l’olio “di giù”, olio siculo… Sì, davvero dovevamo fare ancora tante cose insieme, ma sei andato via troppo presto, troppo… mi ricordo quando giocavi con la tua nipotina appena nata, te la sei goduta poco.

Mi ricordo i giorni di vacanza al mare, un ricordo fresco fresco, che aggiunge tanto sconforto ad un dolore già immenso.

Stiamo vicini noi alla nonna, non ti preoccupare… però non è facile, anzi, sarà davvero dura. Ora chi smezzerà la mela con me? Chi smezzerà la bustina di zucchero?

Perchè scrivere queste cose su Facebook? Per il ricordo, solo questo. I like e faccine varie non mi interessano. Confido nei potenti server di Facebook, che conservino questo post per sempre. E’ un po’ come una sorta di “cassaforte digitale”, per il futuro.

E dato che la musica ha sempre accompagnato momenti belli e tristi della mia vita, anche se non riesco a dedicarle il tempo che vorrei, ecco che cosa ho scelto di ascoltare in questo periodo. Ciao Giovanni.

  • “Autostrade verticali verso il cielo”, Carlo Russo
  • “Let it Be”, The Beatles
  • “Father and Son”, Cat Stevens
  • “Ricordiamoci”, Carlo Russo
  • “Let Her Go”, Passenger